La Prima guerra mondiale (1914 - 1918)


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I successi degli Imperi Centrali

   Le vittorie italiane della fine del 1915 si rivelarono quasi un’eccezione per l’Intesa. Infatti sul fronte occidentale i franco-britannici subivano notevoli perdite, ottenendo solo vistosi insuccessi. La sconfitta sui Dardanelli inoltre incoraggiò la Bulgaria, allettata dalla possibilità di facili vittorie per liquidare gli scomodi vicini,ad affiancarsi agli Imperi Centrali che, rinvigoriti dalla partecipazione di Sofia, sbaragliarono quello che rimaneva di Belgrado. I soldati serbi pochi, vecchi e malati per non cadere prigionieri furono obbligati a ripiegare in Albania, dove non erano visti di buon occhio. La marina italiana con il concorso di navi britanniche e francesi imbarcò e soccorse i profughi in previsione di una riorganizzazione militare in esilio.    La Francia, non poco martoriata, si vide bersaglio all’inizio del 1916 di una nuova ondata di truppe germaniche spostate da Est, che inflissero notevoli colpi micidiali. Sulle rive della Mosa vi era la piazzaforte di Verdun,che ricoprì una notevole importanza bellica nell’arginare l’avanzata tedesca, divenendo nella propaganda francese l’esempio del grande valore morale in guerra. Il comando tedesco, cosciente di ciò, propose un piano per costringere i nemici impiegati nella difesa del forte a un estenuante logoramento. La battaglia si protrasse senza importanti esiti da febbraio a giugno e vide svolgere lotte cruenti e accanite, che portarono alla perdita di circa mezzo milione di soldati francesi, a fronte di circa la metà di vittime tedesche nello stesso periodo.

 

 
 

Il contrattacco dell’Intesa

   In Trentino il capo di stato maggiore Conrad von Hoetzendorff che vedeva nell’Italia un nemico di sempre e che aveva come sua unica aspirazione dal 1909 di annientarla, organizzò una grande offensiva, in quanto reputava tale regione più propizia perché a forma di cuneo nel territorio italiano. Un eventuale successo gli avrebbe permesso di arrivare con tempismo sulla pianura veneta, obbligando il nemico ad abbandonare il Friuli e ripiegare fino all’Adige, per evitare una frattura in due dello scacchiere. Cadorna comprese tale rischio e per questo stabilì un piano di difesa, che non portò i risultati sperati sia per la violenza dell’offensiva dal Nord, sia per una carenza di organizzazione dell’esercito italiano che non riusciva a coordinare a pieno le armate impegnate sui vari fronti. L’attacco molto violento (15 maggio) sbaragliò le truppe italiane, che non trovarono alternativa che ripiegare. Gli austriaci conquistarono posizioni strategiche, tra cui la città di Asiago, ma si trovarono davanti una seconda linea meglio protetta che impedì l’ulteriore avanzata. In questo frangente Cadorna riuscì a riorganizzare l’esercito, iniziando anche con un’azione di contrattacco. Gran parte del territorio ceduto venne ripreso, ma soprattutto venne riaperto di sorpresa il fronte sull’Isonzo con la sua sesta battaglia, che si dimostrò positiva per le armate italiane. Se i successi si rivelarono continui sia sul Carso sia in Trentino, le battaglie si rendevano ancora più dure a causa della difficoltà delle cime da valicare e per il freddo insopportabile. In questo periodo nei pressi di Trento caddero prigionieri i trentini Cesare Battisti e Fabio Filzi, accusati di tradimento dal governo di Vienna e condannati a morte e giustiziati come spie dagli austriaci.
   L’Intesa, spinta anche dai modesti successi in Italia, venne indotta a credere che ormai la guerra di logoramento avesse esaurito le energia degli avversari. Malgrado la realtà fosse ben diversa, nei piani dei generali inglesi e francese vi era un piano per il secondo semestre del 1916 per iniziare alcuni movimenti di massiccio attacco. La situazione all’Est apparve nettamente in sintonia con questo fine: i russi con un colpo vincente annientarono le linee tedesche e austriache, raggiungendo i Carpazi. L’esercito britannico aprì altri fronti soprattutto nei Balcani, anche grazie all’entrata in guerra della Romania, ma il risultato si rilevò solo un ulteriore allargamento dei teatri di battaglia con notevoli perdite a fronte solo della con­quista di poche decine di chilometri in località isolate. L’esercito di Bucarest venne in poco tempo sopraffatto dall’impeto austriaco e bulgaro e capitolò, arrecando più danno che vantaggio ai piani dell’Intesa. Anche in Francia sulla Somme il sacrificio di interi reparti venne ricompensato da limitate e insignificanti avanzate.
 

 

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