La Prima guerra mondiale (1914 - 1918)


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La tragedia senza precedenti

   Da circa cento anni, cioè dalle campagne napoleoniche in poi, la guerra in Europa era stata vissuta dalle società impegnate nello sforzo bellico come qualcosa di temporaneo e che solo lambiva la vita quotidiana dei cittadini. Infatti i conflitti, per quanto cruenti e devastanti, avevano toccato solo le popolazioni dei confini, solo una piccola parte degli uomini venivano chiamati alle armi, le perdite restavano in cifre limitate e non si verificavano brutali eccidi, né deportazioni. Per questi motivi nel 1914 la guerra venne considerata ancora un fatto prevalentemente militare, che aveva poco a che fare con la popolazione civile. Era una faccenda personale tra sparute élite di generali al comando di esigui eserciti, non certo impegno di masse nazionali mobilitate insieme alle intere Nazioni in armi.Piano Schlieffen    L’Austria, prima nazione in guerra, si trovò impreparata allo sviluppo dei suoi stessi piani egemonici e per questo attese due settimane prima di attaccare l’avversaria. Come prevedibile dovette guardarsi anche le spalle, non potendo contare neppure su una benevole solidarietà dell’Italia, che, non avendo interessi diretti nel conflitto, si proclamò neutrale in attesa di capire come meglio le convenisse agire. Al contrario lo Stato Maggiore tedesco, consapevole del pericoloso duplice fronte che vedeva la Germania contemporaneamente impegnata contro la Russia e la Francia, ma pronto da tempo con piani militari collaudati, calcolò con astuzia le mosse da sviluppare sul campo. Intuendo un ritardo nelle manovre d’attacco russo, prese il sopravvento ad Ovest invadendo secondo i dettami del piano Schlieffen il Belgio e il Lussemburgo, nazioni neutrali. Se questa mossa avvantaggiò sul campo le truppe tedesche, comportò un inasprimento delle controversie. Difatti l’aggressività di Berlino divenne agli occhi della sonnacchiosa opinione pubblica britannica come il nemico principale della pace, portando anche la Gran Bretagna, inizialmente anch’essa estranea al conflitto, a dover difendere l’altra sponda della Manica e di conseguenza portare soccorso alle truppe francesi in seria difficoltà, con i tedeschi ormai in procinto di invadere il proprio suolo nazionale.
   Nel frattempo l’esercito germanico avanzava spedito, aveva distrutto la difesa belga a Liegi, era entrato in Francia ottenendo pesanti vittorie sia sui padroni di casa, sia sull’esiguo corpo di spedizione britannico, rompendo ogni schieramento difensivo, scompaginando e accerchiando da Nord il grosso delle truppe francesi. La vittoria sembrava veramente in tasca ai celeri reparti tedeschi, che continuavano l’avanzata verso la capitale francese. Da questa però il generale Joseph Gallieni seppe riorganizzare ciò che rimaneva nelle retrovie, ordinando al collega Joseph Joffre un attacco da Sud, che permettesse una difesa indiretta di Parigi. Verso la Marna, che segnava il fronte vennero lanciate le armate francesi, che trasportate da un esercito di taxi precettati per l’occasione, iniziarono il contrattacco. La situazione all’inizio risultò incerta, ma la superiorità numerica francese si fece sentire, obbligando i tedeschi a ritirarsi fino alle Ardenne. In questo modo si concludeva la prima fase delle ostilità. La guerra di movimento che vedeva protagonisti cavalleria e futuristici mezzi corazzati vide il suo volgere per essere in breve soppiantata dalla vera novità del conflitto, la guerra di posizione nelle trincee, autentico esempio di massificazione del conflitto e forma di logoramento umano e materiale dei popoli.

 

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