Le annessioni prebelliche


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   Fino a questo momento la politica tedesca si era basata solo sulla propaganda e sul riarmo, ma dal 1935 iniziarono anche le prime annessioni territoriali. Il primo obiettivo fu la Renania che, insieme alla Saar, già in mano tedesca dopo un plebiscito che aveva espresso il 90 % dei voti, era la regione del Reich al confine con la Francia e per questo sotto la lente di Parigi, impaurita più che mai dalla nuova iniziativa di Berlino.
    Tale zona venne smilitarizzata alla fine della Grande Guerra per evitare un nuovo possibile attacco germanico; la regione, secondo il trattato di Locarno (1925) non poteva contenere milizie né tanto meno mezzi corazzati, ma Hitler, rendendo l’azione come fatto interno al suo paese e banalizzando la situazione militare del Reich, non ricevette ammonimenti internazionali o prese di posizioni straniere. La Renania diventava così anche il teatro di numerose costruzioni fortificate. Infatti nei piani del Führer vi era il progetto di porre come antagonista della famigerata Linea Maginot, la sua Linea Siegfried, lunga 600 km, larga 30 km, ancora più potente e meglio armata di quella francese. Dopo l’annessione della regione occidentale, passata sotto silenzio, la Germania aveva come obiettivo quello di mostrare veramente di che pasta fosse fatto il suo rinnovato apparato militare. Per questo nel marzo del 1938 senza consultare i paesi firmatari dei Trattati di pace, con una benevola neutralità di Mussolini, invase l’Austria, mascherando l’annessione come una liberazione dei popoli di lingua tedesca ingiustamente separati dai fratelli maggiori del Reich. L’autonomia dello stato alpino era stata sancita sempre a Parigi nel 1919, ma Hitler riuscì a convincere le potenze vincitrici del conflitto mondiale che le sue intenzioni erano non solo pacifiche, ma anche legittime: creare un stato omogeneo per cultura, tradizione e lingua, non avendo rivendicazioni territoriali e promettendo di mantenere stabili i confini e le decisioni del 1919.
   II popolo austriaco acclamò il proprio compatriota, che risvegliava già nella gente gli onori e la gloria dell’Impero asburgico. Come al solito la realtà differenziava di gran lunga da ciò che appariva sui giornali e nei cinematografi, e già nei giorni seguenti l’annessione le SS rastrellarono le case e deportarono coloro che non condividevano l’entusiasmo della maggioranza. Il cancelliere della repubblica austriaca Kurt Alois von Schuschnigg venne deposto, arrestato e venne indetto un referendum popolare, falsato e gestito in tutti i sensi dalla Gestapo, per la concreta annessione dell’Austria alla “Grande” Germania. La conclusione dell’operazione fu l’Anschluss, che non provocò gravi critiche all’estero, anzi rese ancora più stretto il legame con l’Italia fascista, che nel 1938 era divenuta una valida sostenitrice diplomatica nell’opera politica tedesca.