Esperto in storia militare e uniformologia

Novità e comunicazioni

E’ uscito il nuovo volume di Giovanni Cecini: I generali di Mussolini, Newton Compton editori. Possibilità d’acquisto in libreria e su internet.

I generali di Mussolini


Da Badoglio a Graziani, la storia segreta degli uomini del Duce

Da Badoglio e Graziani

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i 100 anni dell'elmetto italiano 1915-2015

Storia del copricapo nazionale da combattimento

100 anni esercito italiano

Sin dall’antichità il combattente ha cercato in vari modi di proteggere le parti del corpo più sensibili dagli attacchi avversari. Per questo motivo l’utilizzo di copricapi di cuoio o metallici, che potessero garantire una migliore sicurezza della testa, ha caratterizzato tutte le epoche. La Prima guerra mondiale, per via del suo massiccio avanzamento tecnico e del tipo di combattimento incentrato nella trincea, ha creato i presupposti per un rivoluzionario esame sull’argomento. L’Italia, come gli altri Paesi, ha dedicato particolare attenzione a questo aspetto. A partire dal 1915 ha dotato quindi i suoi soldati di una serie di elmetti, che negli anni hanno contraddistinto a ogni latitudine l’essenza stessa dello status militare nazionale.
Tutte le Forze Armate e tutti i Corpi armati dello Stato hanno indossato in pace e/o in guerra elmetti e caschi. Apparentemente destinata ad affrontare uno specifico corredo militare, in realtà la storia degli elmetti offre l’occasione per analizzare almeno altri due particolari molto rilevanti della recente vita militare del Paese: l’aspetto economico-industriale e quello logistico-amministrativo.
Sono dunque passati esattamente cento anni da quanto i primi fanti calzarono per la prima volta un contemporaneo copricapo metallico. L’Adrian (nelle sue diverse varianti) ha segnato oltre venti anni della storia patria, rimanendo legato di massima ai sacrifici della Grande Guerra e alla relativa Vittoria, mentre il modello 33 ha saputo traghettare le Forze Armate nazionali dall’epoca fascista a quella democratica repubblicana. Rimasto dal 1946 alla vigilia del nuovo millennio un corredo utilizzato per parate ed esercitazioni, divenne negli ultimi venti anni del Novecento un fondamentale corredo del soldato impegnato in missioni di pace oltremare. Nel frattempo, le varie versioni dell’elmetto in fibra hanno progressivamente affermato la necessità di sostituire il pesante e non sempre elastico acciaio con strati di prodotti chimici, relativamente leggeri e caratterizzati da precise funzioni balistiche.
Nonostante ciò, la tradizione lascia il proprio segno e al fianco dei futuristici caschi protettivi rimangono i simboli di alcuni corpi, come la penna per le truppe da montagna o le piume dei bersaglieri. In questo si evince quindi quel legame ideale, che a distanza di cento anni ancora esiste tra il cittadino coscritto sul Carso e quello professionista, che opera oggi in Afghanistan o in Libano.

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La Guardia di Finanza nelle isole italiane dell'Egeo 1912-1945

Alle ore 6 di mattina del 4 maggio 1912 un contingente di cinquanta finanzieri, agli ordini del tenente Domenico Tomaselli, sbarcò insieme ai militari delle altre armi e corpi presso Calitea, nell'isola ottomana di Rodi. Era l'inizio della presenza italiana nelle Sporadi meridionali. Da semplice occupazione bellica, con gli anni, essa divenne un vero e proprio Possedimento, con norme fiscali e doganali sue proprie. In oltre trenta anni di governo italiano in Egeo, la Guardia di Finanza si contraddistinse sempre come segno tangibile d'ordine e di tutela del sistema socio-economico e dell'interesse collettivo. Nonostante il numero esiguo e i molti compiti sussidiari affidati al Corpo nello scacchiere - in pace e in guerra ufficiali, sottufficiali e guardie dimostrarono un esemplare spirito di servizio oltre che di sacrificio, soprattutto nei duri mesi seguenti l'armistizio del l'8 settembre, fino al definitivo rimpatrio, avvenuto il 23 ottobre 1945. Una storia militare finora mai raccontata, ma densa di episodi di caldo eroismo, oltre che di comune e silenzioso quotidiano senso del dovere.

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Militari italiani in Turchia 1919-1923

 

Un volume che analizza la poco conosciuta occupazione italiana di una vasta porzione dell’Anatolia meridionale fra il 1918 e il 1922, occupazione alla quale seguì la rapida ripresa delle buone relazioni fra i due Paesi.

Nel corso della missione, le Forze Armate Italiane, infatti, offrirono non solo una grande prova di professionalità operativa, ma riuscirono a mostrare rispetto per la cultura, la religione e le istituzioni locali.

L’Ufficio Storico dello SMD, erede della Commissione Italiana di Storia Militare, ha voluto così onorare l’impegno che, oggi come ieri, i nostri militari hanno reso e forniscono in tutti gli scenari operativi.

 

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Arnhem 1944

 

Operazione "Market Garden" fu il nome in codice assegnato dai comandi Alleati ad una grande e complessa operazione per prendere il controllo dei ponti sul Reno, sulla Mosa e sul Waal, al fine di creare un corridoio che consentisse alle truppe alleate la penetrazione nei Paesi Bassi e quindi nel bacino della Ruhr, cuore pulsante dell'industria bellica tedesca. 
L'operazione si rivelò un fallimento: l'ipotizzato crollo delle difese tedesche sul Reno non si verificò, i reparti scelti alleati - 1ª Divisione Aviotrasportata britannica, 101ª e 82ª Divisioni Aviotrasportate statunitensi - subirono gravissime perdite, la battaglia si concluse con un imprevisto successo tedesco, utile per il morale e la propaganda del Terzo Reich. Il territorio conquistato dalle truppe anglo-statunitensi si rivelò sostanzialmente inutile dal punto di vista strategico generale. Lo sfondamento a nord verso la Ruhr sarebbe stato possibile solo quattro mesi più tardi.

Libro di 125 pagine (copertina a colori, brossurato, formato tascabile)

ISBN 978-88-96522-74-5

Progetto editoriale di: 

Chillemi

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Arrigo Procaccia di religione israelita

Un finanziere nella tempesta delle leggi razziali

In pochi mesi, secondo la volontà dello Stato italiano, gli ebrei persero il diritto a
potersi sposare liberamente, a poter frequentare scuole “normali”, di poter lavorare in
enti pubblici o di interesse nazionale, ad avere alle loro dipendenze lavoratori «ariani»,
a detenere una radio o un telefono, a possedere beni superiori a una determinata cifra,
nonché - cosa forse più offensiva - da quel momento essere iscritti nei registri civili
come di «razza ebraica», una sorta di marchio distintivo per tenere sotto controllo gli israeliti.
Io come israelita, compresi che qualcosa si era ormai lacerato; che il peggio era lì
da venire, tanto più che stava colpendo ancora di più in modo più intimo la mia stessa
esistenza di cittadino. Fu ai primi di settembre che in caserma ci fu consegnato un questionario
da compilare. In esso veniva chiesto di dichiarare la propria razza, quale religione
professassero o avessero professato i propri genitori e tutta una serie di quesiti volti
ad individuare, con un tono che giudicai invasivo, chi fosse ebreo.

Articolo del “Finanziere” sul volume “Arrigo Procaccia”

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Il Corpo di Spedizione Italiano in Anatolia (1919-1922)

Corpo di spedizione in Anatolia

Distribuito dall'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito.

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Bandiere, Stendardi, Labari e Gagliardetti dei Corpi militari dello Stato 1860-2007

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I soldati ebrei di Mussolini

La copertina del libro "I soldati ebrei di Mussolini".
La copertina del libro "I soldati ebrei di Mussolini"

 

Saggistica

Autore: Giovanni Cecini

Casa Editrice: Mursia

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La presentazione e le recensioni di I soldati ebrei di Mussolini, saggio di Giovanni Cecini edito da Mursia. Tra il 1848 e il 1938 la partecipazione dei cittadini di religione ebraica alle forze armate italiane fu attiva e decisiva sia in pace sia in guerra. Prendendo parte con valore a tutte le battaglie risorgimentali e a tutti i conflitti successivi, essi dimostrarono un forte senso d’identità con i destini della Patria e del regime fascista. Durante il Risorgimento il re Carlo Alberto concesse piena uguaglianza, integrazione ed emancipazione alla minoranza ebraica. Il patriottismo e il militarismo fecero il resto, sostituendo l’appartenenza religiosa, creando un’identità nazionale solida e annullando qualsiasi differenza tra cristiani e israeliti. La situazione imperturbata si protrasse anche in periodo fascista: alcuni collaboratori di spicco di Mussolini erano ebrei e il consenso non mancò, come non si esaurì il continuo affluire dei giovani israeliti in divisa. Con la guerra di Etiopia, la sterzata totalitaria e l’avvicinamento alla Germania nazista, la politica mussoliniana cambiò rotta, verso la progressiva discriminazione e persecuzione degli ebrei italiani, militari compresi.

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